Castello sul colle Cesarò

Ricordato da Maquaddasi come un Mudun siciliano, Partinico è menzionato da Idrisi come abitato dominato da un hisn che sorgeva su un luogo elevato, il monte Cesarò, un aspro rilievo calcareo che sovrasta l’attuale cittadina. Nel XII secolo il piccolo centro abitato apparteneva agli Avenel ed era popolato, oltre che dai latini della loro cerchia, da musulmani. All’insurrezione di questi ultimi, seguì la distruzione dell’abitato da parte di Federico II, che non risparmiò neppure il castello, travolto dalla furia violenta dell’imperatore svevo e raso al suolo. L’hisn, la cui esistenza è testimoniata ancora oggi dalla presenza di mucchi di pietrame, occupava la cima vera e propria del colle Cesarò, accessibile solo per un sentiero che si snoda lungo il fianco est.
La superficie delimitata da tratti di muro, che sbarrava questo versante, rimanda ad un edificio probabilmente a pianta rettangolare: sono visibili un tratto del muro est e tutto il muro sud. Tutte le strutture murarie sono costruite in opus incertum, di spezzoni calcarei locali. A circa dieci metri dal ciglio della parete nord è visibile ancora una cisterna, anch’essa a pianta rettangolare (m. 3×2), originariamente coperta da una volta. Il castello, quasi certamente di età normanna, consisteva fondamentalmente in un torrione. Idrisi di esso ricorda delle prigioni sotterranee,
ancora non venute alla luce dalle ricerche archeologiche condotte da un gruppo di lavoro svizzero. Gli studiosi ipotizzano che il fortilizio sorgesse ad est dell’area occupata dalla città antica e medievale, sulla cinta più orientale del monte, in corrispondenza di uno dei capisaldi della cinta muraria antica.
Su tutta l’area si raccolgono abbondanti reperti ceramici fra cui pareti di forme chiuse con superficie a cannelures e invetriate, databili ai secoli XI-XII.